Abbiamo contattato i Johnny Freak che hanno da poco pubblicato il loro ultimo lavoro dal titolo "Tra il silenzio e il sole". Ci hanno raccontato la nascita del loro progetto, i loro impegni attuali e futuri, i loro gusti musicali e molto altro! Buona lettura!

 


johnnycoverChi sono i Johnny Freak? Da dove deriva il nome della band?

I Johnny Freak sono Luca, Pietro, Davide, Simone e Alessio, tutti abitanti di piccole realtà del frusinate che improvvisamente si sono ritrovati insieme in questo cammino. Quattro di noi, ovvero le due chitarre e la sezione ritmica, siamo quasi cresciuti insieme, mentre la voce Luca si è aggiunta circa sette anni fa e in quel momento sono nati i Johnny Freak, nome che deriva direttamente dall’albo n° 81 del Dylan Dog, fumetto di cui siamo appassionati e con cui abbiamo trascorso molto del nostro tempo.

 

In che modo si è formata la band?

Più che altro è stata una improvvisa comunione di intenti che ci ha fatto ritrovare. Come già detto, Luca, la voce, andava in giro per i vari festival a cantar da solo con il suo piano i suoi brani, e noi altri non ci siamo di certo fatti sfuggire l’occasione di contattarlo. C’è così stata questa alchimia immediata, questi stessi obiettivi che dopo sette anni ancora ci tengono uniti, anche e soprattutto dal punto di vista emotivo.


Recentemente (novembre 2012) è uscito il vostro album "Tra il silenzio e il sole". Quali sono gli ingredienti di questo disco? Di quali argomenti avete parlato?

L’ingrediente fondamentale è la sincerità, la spontaneità che solo il rock ti può dare, senza artifizi o vaniloqui che potrebbero far risultare il tutto come plastificato o superficiale. Detto ciò, non si possono contare solo due o tre argomenti, ma è tutta una serie di stati d’animo che attraversano la vita di una persona, le parole spesso sono fruibili in maniera diversa da chiunque lo ascolti. Il nostro intento era racchiudere un po’ tutto ciò che accade quando sei “tra il silenzio e il sole” appunto, ovvero tra il niente e la luce, l’energia vitale. Questo album potrebbe essere un luogo quasi limbico dove tutte quelle sensazioni e quelle emozioni scatenate da questo “tra” si scontrano, si riappacificano, si perdono in sogni bui, in sbagli, in dolori senza ritorno, in speranze mai dome.

 

Come sono nate le canzoni (sia da un punto di vista testuale che per quanto riguarda gli arrangiamenti)?johnny1

Sotto ogni brano c’è un lavoro certosino, questo è sicuro. Ci piace l’immediatezza e la potenza del suono, ma ogni brano è arrangiato attentamente, anche grazie alla produzione artistica di David Lenci, “enorme” personaggio e professionista serio. Inizialmente i pezzi sono scritti al piano o alla chitarra, poi in un secondo momento vengono arrangiati in studio: finiscono tra le mani di tutti ed esse possono assumere anche forme impreviste. C’è stata la volontà di sperimentare anche con synth in questo lavoro rispetto al precedente, ma è stato inserito quasi con discrezione per non rischiare di far perdere il messaggio iniziale che volevamo dare.

 

Ascoltando "Tra il silenzio e il sole", emerge sin da subito la vostra abilità compositiva, un bel rock contaminato da ottime soluzioni elettroniche. Da dove avete preso spunto per concepire questi brani?

Lo spunto viene dalla moltissima musica che ascolta ognuno di noi. Dai Pearl Jam e A Perfect Circle al rock italiano degli anni 90, dall’ondata indipendente del made in Italy di questi anni agli azzardi più elettronici dei Radiohead, non dimenticando i grandi cantautori quali De André e De Gregori. Come puoi capire non c’è uno spunto preciso, ma diverse sensazioni venute da ascolti di ognuno. Forse è proprio questa disomogeneità che ci ha permesso di dare una, si spera, nostra impronta all’intero album.

 

Se doveste dare un aggettivo a questo vostro ultimo disco, quale sarebbe quello più adatto che sintetizzi il tutto?

Più che altro userei una preposizione, “tra”, ovvero come dicevo prima, lo stare nel mezzo, il desiderare, l’aspirare ad un metaforico “sole”.

 

Quali sono i vostri impegni futuri?

Nell’immediato saremo impegnati in un breve tour in diverse radio d’Italia, vogliamo darci l’opportunità di presentare la nostra musica, far sentire a più persone possibili che abbiamo qualcosa da dire. Mentre ci prepariamo al tour che partirà nei mesi di Febbraio o Marzo. Oltre queste limitato periodo non vogliamo proprio pensare o progettare, un terzo eventuale album son sicuro che verrà da se.

Tour, collaborazioni, registrazioni?

Per il momento è tutto in fase realizzativa, ci sono varie possibilità alle quali sta lavorando la nostra mentore Alice della RedCat, ma che al momento ancora non ci sentiamo di svelare perché è tutto in fase progettuale. Quello che ci preme, come detto, è portare in più posti possibili la nostra musica.

 

johnny2Se doveste consigliare tre artisti contemporanei (band, cantanti, scrittori, pittori, attori...) quali sono i primi tre nomi che vi vengono in mente?

Facile direi: Giulio, Estremo, Casale degli Estra. Grandissimo cantante, attore e scrittore. Anche pittore direi: dipinge poesie per l’anima.

 

Cosa ne pensate del trattamento riservato oggi alla musica in Italia, dalla possibilità di emergere alle difficoltà nel trovare date per potersi esprimere?

Purtroppo inutile negare l’evidenza, ma della musica italiana sembra che non ci stia rimanendo più niente. Se si da spazio continuamente a presunti talenti costruiti a tavolino come in questi talent show, allora la musica vera e sentita, quella che viene dalle cantine, dai garage e dalla vera vita vissuta è destinata a soccombere e sparire, almeno dai grandi “portali” che danno un po’ di visibilità. La musica si continuerà sempre a fare, ci saranno sempre ragazzi che imbracceranno una chitarra per imitare i loro miti del rock’n’roll. Purtroppo però la gente è sempre meno attenta, nei locali che ancora coraggiosamente propongono musica live (inedita!!!) c’è poca voglia di ascoltare. Molte band sono disposte a muoversi per pochi spiccioli, non credo esista più l’artista che si atteggi a divo, ma la vita del musicista si sta facendo veramente dura.
Speriamo bene, noi ci crediamo, andremo avanti e se i sacrifici verranno fatti sia dai gestori che dagli artisti, allora forse comincerà ad apparire uno spiraglio per venirne fuori, almeno dal punto di vista dei live, vera dimensione di qualsiasi musicista.