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É uscito venerdì 13 dicembre 2024, a trent'anni dalla sua scomparsa, un disco omaggio a Domenico Modugno dal titolo "Modugno sulla Luna" (fuori per Adesiva Discografica, in distribuzione The Orchard), a cura del cantautore Luca Gemma che ha suonato e arrangiato otto brani, prodotti con Paolo Iafelice, per celebrare uno dei suoi artisti preferiti.

Lo abbiamo intervistato, riguardo il suo rapporto con Domenico Modugno e ciò che lega a questo nome. Ecco com’è andata!

 

1. Hai mai avuto modo di parlare con tuo padre, per dirgli quanto fossero state importanti le macchinate dove, tra gli altri, ti sei legato a Domenico Modugno?

Non proprio in questi termini. Però parlavamo - mio padre è mancato due anni fa – del fatto che molte canzoni di Modugno io le avevo sentite per la prima volta sul giradischi dei miei genitori o per l’appunto intonate da lui nei viaggi in macchina quando io e mia sorella eravamo bambini.

2. Ci sono, effettivamente degli altri a cui ti sei legato in quel periodo?

‘Torpedo blu’ di Gaber e ‘Vengo anch’io, no tu no’ di Jannacci erano molto divertenti per dei ragazzini, così leggere e surreali. È curioso che Milano, allora molto lontana dal mio orizzonte, sia poi diventata la città dove sono rimasto a vivere.

3. Perché ritieni che Modugno sia il primo cantautore moderno?

Perché è il cantante che per primo negli anni Cinquanta ha svecchiato la canzone italiana un po’ ingessata, il primo che ha iniziato a scrivere musica e parole per raccontare storie e metterci dentro una verità allora sconosciuta e perché partendo dalla tradizione dei cantastorie del sud ha praticamente inventato quella che inizialmente fu chiamata canzone d’arte e poi canzone d’autore. Come disse De André riferendosi ai cantautori degli anni Sessanta e Settanta, “senza Modugno non esisteremmo noi”.

4. Come e in che periodo hai lavorato a questi pezzi, e quali non conoscevi ancora? Qual è stato il contributo artistico di Iafelice?

Ci ho lavorato per quasi un anno a partire dalla fine del 2023, quando è iniziata la mia collaborazione con la compagnia di teatro danza leccese Koreoproject per l’allestimento dello spettacolo ‘Sacre radici-La maestà del legno’, da cui tutto è cominciato. Sono partito dai brani più sconosciuti in dialetto salentino e su loro suggerimento sono arrivato a quelli più famosi in italiano. Io li conoscevo già tutti e dopo averli scelti li ho suonati e arrangiati nel mio studio di casa. Poi ho portato tutto il materiale nello studio di Adesiva Discografica e con Paolo Iafelice abbiamo lavorato alla produzione finale. In quella fase lui si dedica in particolare alle ritmiche e costruisce il suono definitivo del disco.

5. Modugno si è “piegato” al salentino, per poter esordire in un programma radiofonico sulla Rai. Hai mai pensato di fare qualcosa del genere per arrivare da qualche parte?

No, è successo il contrario: Modugno ha dovuto ‘rinnegare’ le sue origini pugliesi e il dialetto salentino di quelle prime canzoni, facendo finta di essere siciliano per poter fare quel programma, ‘Amuri amuri’, sulla Rai che poi è stato il vero punto di partenza verso la notorietà. Allora era talmente squattrinato che, come raccontava, avrebbe detto di essere anche americano pur di guadagnare un po’. A me una cosa diversa ma in qualche modo simile è capitata dopo la fine dei Rosso Maltese. Stavo scrivendo le mie prime canzoni da solista e stavo lavorando a due brani con un produttore che ottenne per me un contratto con un’importante major discografica, ma nella lunga trattativa dichiarò che avevo qualche anno in meno. Il giorno della firma vennero fuori quei tre anni in più sui miei documenti, lui si inventò una scusa e la major onorò comunque l’impegno preso. In ogni caso rimasi pochissimo tempo con loro per passare con un’etichetta indipendente più adatta a me. Insomma premessa simile ma risultato diverso!