Abbiamo contattato gli "Uno non basta" in occasione dell'uscita del loro ultimo disco dal titolo "Narciso dilaga". Ci hanno parlato di presente. passato e futuro...

 

UnoNonBastaCoverChi sono gli Uno Non Basta secondo gli Uno Non Basta?

Siamo la band innamorata di se stessa. Sotto questo punto di vista siamo dei veri narcisisti. Crediamo tanto nella nostra amicizia e nei nostri obbiettivi comuni. Siamo una sorta di bunker segreto sotterraneo al riparo dalla guerra nucleare dei giudizi esterni. Gli Uno Non Basta sono Antonio, voce chitarra e programmazioni, Nico, batteria e Domenico, basso, e lottiamo tutti i giorni nel tentativo di essere compresi.


Da dove deriva il nome della band?

Uno Non Basta è l'evoluzione di Uno. Per un breve periodo il nome della band è stato Uno. Col tempo ci siamo resi conto di quanto fosse riduttivo questo nome. Non ci sentivamo pienamente rappresentati. Uno Non Basta si apre ad una dimensione spaziale più grande in grado di contenerci tutti e tre. E' la presa di coscienza che nessuno basta a se stesso e che per quanto la solitudine, se scelta, possa essere una grande cosa, si avrà sempre e comunque bisogno degli altri.


Come si è formata la band?

Nel 2010 Antonio aveva la memoria del suo computer piena di canzoni elettroniche. I suoi testi erano diventati molto personali ed era nato in lui il desiderio di cantare quello che scriveva. Fino a quel momento aveva sempre scritto per altri. Antonio non canta perché ha velleità da cantante ma perché ha qualcosa da dire. Così ha fatto sentire i suoi provini a Nico, amico d'infanzia, e sono iniziate le prime prove con la batteria acustica. Dopo qualche mese, la mancanza delle frequenze basse era troppo evidente e così è entrato nella band anche Domenico. Nel 2011 sono arrivati i primi concerti e l'inizio delle registrazioni del disco d'esordio. A fine novembre 2012 è uscito il vostro album dal titolo "Narciso dilaga".

 

Perchè questo titolo? Quali sono gli ingredienti di questo disco?

Narciso Dilaga è il titolo di una canzone all'interno del disco. Ha un sound elettronico molto accentuato e abbiamo pensato potesse rappresentare bene l'intero disco. Anche la copertina, con questa splendida ragazza che guarda sicura nell'obbiettivo, richiama il concetto di narcisismo. Viviamo gli anni del "mettersi in mostra a tutti i costi". Ognuno al centro dell'universo è convinto di valere almeno quanto il nostro prossimo. La coscienza del limite e della dignità si è persa nella profondità dei nostri specchi. In realtà il culto eccessivo di noi stessi e il dover essere sempre perfetti e all'altezza della situazione provoca non pochi disagi. Nel lungo periodo ci si ritrova sconfitti e inappagati, tormentanti dal rimorso di aver vissuto una vita intera come prigionieri del giudizio altrui. Crediamo che questo disco sia un punto di partenza di riflessione su questi temi. Gli ingredienti essenziali di questo disco sono il rock, l'elettronica, una buona dose di insofferenza, amore, odio e qualche soluzione.

 

Come sono nate le canzoni (sia da un punto di vista testuale che per quanto riguarda gli arrangiamenti)?

I provini, musica e testo, sono stati realizzati in chiave completamente elettronica da Antonio nel piccolissimo studio di casa sua. Dopo di ché, in sala prove, insieme abbiamo confezionato il vestito rock. C'è molto feeling tra noi. Avviene tutto in maniera molto fluida. Difficilmente ci scanniamo perché abbiamo opinioni diverse. Questo lo consideriamo un grande punto di forza.

 

Ascoltando "Narciso dilaga", l'ascoltatore viene catapultato in una cavalcata elettro-rock. Testi che sembrano una potente valvola di sfogo che esplode nel flusso delle parole. Da dove avete preso spunto per concepire questi brani?unononbasta1

I testi sono sempre una valvola di sfogo. La musica lo è. Non abbiamo preso spunto da nessuno in particolare. Siamo il frutto del nostro background e delle nostre mutevoli passioni. Ci piace parlare di quello che non ci piace, di quello che non va, che non funziona, di quanto sia difficile spiegarsi e di quanto sia impossibile essere capiti. Ci piace esternare l'odio nei confronti di chi merita odio e l'amore nei confronti di chi merita amore. Non siamo mai giudici ma diciamo sempre la nostra. Non siamo solo disfattisti e distruttivi. Abbiamo sempre il sentore della speranza che ci trattiene dal diventare folli. .

 

Quali sono i vostri impegni nei prossimi mesi?

Il primo impegno sarà diffondere il mood "Uno Non Basta" tra la gente. Contiamo di suonare live il più possibile perché crediamo sia il live la dimensione più consona alla nostra indole. Gireremo altri videoclip. Contiamo di realizzarne almeno cinque o sei per questo disco perché crediamo molto nelle potenzialità della rete. Saranno tutti low budget e in pieno stile Uno Non Basta. Contemporaneamente inizieremo a lavorare al secondo disco con l'obbiettivo di pubblicarlo per la fine del 2013.


Se doveste consigliare tre artisti contemporanei (band, cantanti, scrittori, pittori, attori...) chi vi sentite di menzionare?

Tra le band citiamo sicuramente i Muse. Non tanto per la musica in sè ma per la loro capacità di sperimentare e innovare continuamente senza mai curarsi della possibilità di deludere i fan precedenti. Il loro grande coraggio è degno della nostra stima. Un altro grande personaggio degno di infinita stima è lo scienziato inglese Stephen Hawking. Immobile sin da ragazzo perché colpito da atrofia muscolare progressiva è diventato uno dei più grandi fisici e cosmologi di tutti i tempi rivoluzionando le teorie circa l'origine dell'universo. L'esempio vivente di come la curiosità, l'intelligenza e la passione possano trasformare un'esistenza segnata dal dolore e dalle difficoltà in una magnifica esperienza di vita utile all'intero genere umano. Un vero artista della vita. E in fine ci sentiamo di menzionare Papa Benedetto XVI, che da quando è su twitter è indubbiamente diventato l'artista delle ca****e per eccellenza.

 

Cosa ne pensate del trattamento riservato oggi alla musica in Italia, dalla possibilità di emergere alle difficoltà nel trovare date per potersi esprimere?

L'Italia ha un problema culturale. Nei secoli passati abbiamo sempre insegnato al mondo l'arte ma oggi viviamo il nostro momento di buio. Siamo vecchi e poco colti. Non siamo dei creatori ma dei pessimi emulatori. Non abbiamo fiducia in noi stessi e crediamo che la fortuna sia sempre altrove. Ci manca il coraggio per essere anticonformisti e per farci delle nuove regole. Musicalmente parlando pendiamo dalle labbra delle produzioni straniere. Chi conduce il mondo della musica in Italia non si intende assolutamente di musica. Non ha mai suonato uno strumento, non ha composto nemmeno una poesia quando era ragazzino. Sono tutti impiegati che si atteggiano a grandi conoscitori di musica. La loro sensibilità è andata perduta quando si sono lasciati andare all'entusiasmo generato dai grandi numeri. E adesso che i grandi numeri non ci sono più invece di tornare ad essere sensibili sono diventati più arroganti di prima. Non c'è spazio per gli emergenti in tv ne in radio. Alla fine meglio così. Stanno morendo tutti e noi non parteciperemo ai loro funerali. Organizzeremo i nostri concerti da soli, come i nostri video. Pagheremo noi la promozione. Ci autofinanzieremo in tutto. Il futuro siamo noi stessi e per fortuna ci darà una mano la rete.