“LO CHIAMAVANO VIENT’ ‘E TERRA” è il nuovo disco di ENZO GRAGNANIELLO (Arealive –distribuzione Warner Music Italy), uscito il 26 aprile. Il disco esce a quattro anni di distanza dal precedente “Misteriosamente” ed è stato anticipato dall’uscita del singolo e video “Lo chiamavano Vient’ ‘e terra”.

Dodici brani firmati, prodotti e arrangiati dal cantautore napoletano tre volte vincitore della "Targa Tenco". Musicista ed autore raffinato, miscela sapientemente ritmi sinceri ed atavici con la musica classica napoletana esonorità mediterranee.
La Napoli velata di Ozpeteck fa da proscenio ad uno spettacolo ricercato di sonorità legate alla sperimentazione dub ("Mmano'o tiempo) e di una tradizione napoletana reinterpretata in un magico down-tempo da rituale di vita di strada tra o 'sole e o'vient cattiv ("Lo chiamano vient'e terr): praticamente la lotta intestina che fa da filo conduttore all'album intero. C'è una rabbia da lirismo di vecchie posse e la morfinica reicarnazione sciamanica di autori vicini a Grananiello mai tanto come in questo album, vedi "Addò si stat'", mentre sembra risentire i vecchi poetici recital di Beppe Servillo in (Na sera cu'ttè).

Poi c'è spazio per le tradizionali ninna nanne degli innamorati("Si tu m cunusciss') in scia del Nuova Compagnia Di Canto Popolare. Ecco che tra pezzi di tradizione si passa alla Bagnoli rauca di un incrocio tra Bennato e la nuova scena pop e world etnica("Gli uomini ego"). "Cara" è un blues venato di jazz da night club con l'incedere alla Tom Waits.

"Nun c'è bisogn" è tutta tammurriata e cuore di quella Napoli col "Battito Animale". "Povero munno" e "'a delinquenza" sono due rap anestetizzati dove si vomita denuncia sociale. "Ancora in me" è una patchanka che piacerebbe anche a Manu Chao.
Il ciclo del ricorrersi di modernariato e radici, che ha caratterizzato tutto questo lavoro musicale, si chiuse con una bellissima "Tiempo'e veleno". Una preghiera superblues che suona come un traditional cantata con una voce, quella di Grananiello che nel suo graffiato recita tutta la sofferenza di un amore che ormai si è fatto più che resa, perdono. Non solo vecchio lamentoso strimbellio, ma "nuova osata consapevolezza musicale". Dalle radici si impara che si sta tra la forza del seme e l'anelito del ramo.

Tracce

01_Mmano 'o tiempo
02_Lo chiamavano Vient’ ‘e terra
03_Addò si stat
04_Na sera Cu’tte
05_Si tu me cunusciss’
06_Gli uomini Ego
07_Cara
08_Nun c’è bisogno
09_PoveroMunno
10_‘A delinquenza
11_Ancora in me
12_Tiempo e’ veleno

marco valis di mauro