Le pagine di un libro sono come le carrozze di un treno: dentro e fuori corre impaziente la vita”. Ecco, se “Dell’odio dell’innocenza” di Paolo Benvegnù fosse un libro, questa sarebbe la definizione che più si avvicina alle sensazioni che lascia l’ascolto dell’ultimo disco del cantastorie gardesano.

Si, perchè Paolo Benvegnù ha fatto di nuovo centro. Il suo nuovo disco è un'esplorazione sugli esseri umani, dal suo punto di osservazione preferito. Avete presente quei dischi che sei obbligato ad ascoltare concentrato, senza distrazioni? Ecco. Per godere appieno di “Dell’odio dell’innocenza” è necessario lasciar perdere tutto il resto e dedicare 45 minuti all'ascolto di questa ennesima gemma dell'ex cantante degli Scisma. Vi farà bene all'anima. Scuotendola.

È lo stesso artista ad introdurre la scintilla che ha dato il via a tutto: immagina uno scenario in cui il suo nuovo disco gli viene spedito via posta da un mittente sconosciuto: «Dopo un sonno relativo, decido che chi ha scritto e registrato in modo rudimentale tali canzoni ne aveva la stretta necessarietà. La scrittura mi pare abissale e profonda, vagamente imperfetta e verbosa, vanamente protesa alle risoluzioni degli esseri umani. Quasi un campionario ideale di impossibilità».

"La nostra vita innocente" è una passeggiata sotto un sole indiscreto, con un ritmo molto lento, immersi nei profumi della primavera. Lontani dal mondo e da ogni cosa che possa contaminare la bellezza. Con "Pietre" (primo singolo del disco) si riprende quota con un ritmo più sostenuto ed un testo molto profondo che scruta la bassezza dell'uomo contemporaneo "più conosco gli umani, più capisco le pietre...e i fiori si riprenderanno grattacieli ed autostrade". Una delle luci più splendenti di “Dell’odio dell’innocenza” è "La soluzione" in cui si tocca uno dei punti più alti della simbiosi testo-melodia "la vita è oscena, è un'astrazione, mentre la luna è meravigliosa...".
Tra le storie raccontate "Animali di Superficie" è l'ennesima prova tecnica di decifrazione della realtà in bilico tra possibilità ed obbedienza. "Infinito2" è l'unico brano strumentale del disco che fa da introduzione agli ultimi due: "Non Torniamo Più" (dove emerge l'ipersensibilismo lirico del cantante con una delicatezza, una raffinatezza ed un'eleganza che lo contraddistinguono dagli esordi) e "InfinitoAlessandroFiori". Quest'ultimo brano è intimo. Di un'intimità fragile, dì altri tempi. La scelta dell'esecuzione chitarra e voce ne amplifica la potenza comunicativa. E lo consegna per sempre alla schiera delle canzoni più riuscite di Paolo Benvegnù.

A tre anni da "H3+", Paolo Benvegnù realizza un disco necessario, essenziale e viscerale che racconta la grazia e la profondità, sporcandosi le mani.
E rincuora sapere che oggi in Italia si può contare su un artista di questo calibro. Perchè fa sentire meno solo chi crede nelle emozioni e nella sensibilità. Rendere straodinarie cose semplici e semplici cose straordinarie: questa è una delle più grandi peculiarità che nessuno mai gli potrà togliere. Bentornato Paolo.

TRACCE
1.La Nostra vita innocente
2.Pietre
3.Infinito1
4.Nelle Stelle
5.Infinito3
6.La Soluzione
7.Altra ipotesi sul Vuoto
8.Animali di Superficie
9.Infinito2
10.Non Torniamo Più
11.InfinitoAlessandroFioriE