Abbiamo intervistato i My Sunday Spleen che ci raccontano il loro nuovo disco “Prisoners of nowhere”: ci hanno parlato delle nuove canzoni, dei progetti futuri e molto altro.

Buona lettura

1.Chi sono i My Sunday Spleen secondo i My Sunday Spleen?
Vincenzo: My Sunday Spleen è un giorno lontani da casa.
Paola: Sono la combinazione improbabile di tre elementi discreti ed instabili, in cui la voglia di suonare ed esprimersi funge da catalizzatore. La nostra musica rappresenta l'equilibrio raggiunto da questa reazione chimica fatta d'innumerevoli compromessi e contrasti e alla fine, almeno per noi, funziona alla grande.
Armando: Tre anime molto diverse tra loro che, anche se ancora non lo sanno, hanno trovato un modo di essere fondamentali l'uno per l'altro. Un incontro/scontro di provenienze e culture che, pestata in un mortaio, dà vita a una salsa molto ben bilanciata.

2.Come mai questo nome per il vostro progetto?
V: Il mio umore domenicale è sempre tendente al malinconico. Un giorno mia moglie mi disse: “tu hai lo spleen della domenica”, riferendosi allo spleen baudelairiano. Pensai subito che se avessi creato il progetto musicale che stavo già maturando lo avrei chiamato “My Sunday Spleen”. Così è stato e credo descriva l’ispirazione e le caratteristiche della nostra musica.

3.Come definireste la vostra musica in tre aggettivi?
V: Vitale, Empatica, Narrativa

4.Ascoltando il vostro nuovo lavoro “Prisoners of nowhere” ci si ritrova coinvolti in un vortice di melodie da cui è difficile uscirne. Innanzitutto: Come è nato questo lavoro? Quali sono le idee che sono alla base delle canzoni che lo compongono?
V: “Prisoners of Nowhere” è un disco che si lascia attraversare da tutte le tensioni e le inquietudini di questo periodo. La narrazione nasce dalla necessità di orientarsi fra le contraddizioni del nostro tempo per spiegare questo senso di imprigionamento che da esso deriva. Il disco è venuto su un po' alla volta. Sono sempre stato abituato ad arrivare in sala dopo un gran lavoro casalingo di preparazione e con dei brani per buona parte già finiti. Stavolta ho fatto una scelta diversa: ho deciso di non finire nulla. Andavo in studio con embrioni di cose registrate sul mio iPhone, un riff, una melodia, un ritornello, strofe per un testo, poi ci lavoravamo in modo corale. Avrò scritto 2-3 canzoni per intero, per il resto abbiamo terminato tutti i brani insieme con Armando e Paola in studio. La selezione delle tracce che compongono l’album è avvenuta lavorandoci insieme e credo che questa modalità di lavoro abbia contribuito a rendere questo progetto stilisticamente molto coeso.
A: La scintilla che fa scaturire le nostre canzoni è un'intuizione lirica, un'immagine riflessa di chi si guarda in uno specchio e capisce, di colpo, qualcosa.

5.Perché la scelta di cantare in inglese?
V: Ma non è una scelta ideologica è solo una scelta espressiva per dare la forma che vogliamo dare alle nostre creazioni. Domani potremmo cantare in italiano o in spagnolo. Non ho veramente preclusioni...
P: Personalmente ritengo l'inglese la lingua più adeguata a questo tipo di musica e al rock in generale, sia per questioni di metrica che di suono delle parole. A parte questo, abbiamo sempre avuto l'ambizione di voler portare la nostra musica anche al di fuori dei confini italiani, per cui cantare in inglese ci facilita il compito.
A: Molta della musica che amiamo viene da lì e così e quella è la sfera da cui attingere le idee.

6.Quali sono i vostri progetti futuri?
A: Tornare a suonare dal vivo!
P: Vorrei saperlo anch'io. Inutile dire che il Covid ha mandato all'aria tutti i nostri grandiosi piani ed ora cerchiamo di navigare a vista come tutti. Le priorità al momento sono il lancio del secondo singolo e l'organizzazione di uno showcase per i nostri raisers, che lo attendono pazientemente da fin troppo tempo. Più avanti sicuramente la speranza è di riuscire ad organizzare un piccolo tour per portare queste canzoni a più orecchie possibili.
V: D’accordo con voi! Godersi quest’album, che è stato accolto molto bene, condividendolo con il pubblico è sicuramente la priorità. Poi fare le esperienze necessarie per scrivere nuove canzoni, che sono così indispensabili alla vita... La scommessa è un altro album nei My Sunday Spleen per i 10 anni di attività che cadranno nel 2022.

7.Se doveste consigliare tre band contemporanee, quali scegliereste?
V: The Kills non so se si possono definire contemporanei, visto che hanno oltre 20 anni di carriera alle spalle, ma direi i Black Rebel Motorcycle Club.
A: The National.