Quello dei Tendha è un invito a liberare l'immaginazione e a riconnettersi con il bambino che è in noi: un disco che si trasforma in una riflessione sull'importanza dell'immaginazione nella nostra vita, passando i confini di genere, stratificandosi di influenze e suggestioni in un tempo di algoritmi ed etichette. L'album di debutto dei Tendha, dal titolo "Soap doesn't exist because it can't be told", disponibile da venerdì 17 gennaio 2025, in distribuzione Believe Music Italy.
Di loro ci piace che piacciono ai jazzisti, ai musicofili, ma anche agli eterni bambini, a quelli che non sanno niente di musica, a quelli che vogliono solo passare una bella serata, a chi vuole ballare e anche a chi non ha mai giocato ai videogiochi. Abbiamo intervistato Fabrizio, il batterista e fondatore.
Perchè, secondo voi, è così importante che recuperiamo il nostro lato più infantile? I videogiochi ci possono aiutare anche in questo?
Il gioco è un elemento fondamentale nello sviluppo infantile, attraverso cui i bambini esplorano il mondo, imparano a risolvere problemi e sviluppano le loro capacità cognitive. I videogiochi, in un certo senso, offrono un'esperienza di gioco prolungata, permettendo agli adulti di continuare a stimolare la mente e a provare nuove esperienze in modo da non perdere la capacità di immaginare che perdiamo crescendo. Per molte persone, i videogiochi sono legati a ricordi piacevoli dell'infanzia. Giocare a un videogioco può quindi essere un modo per rievocare emozioni positive e sensazioni di benessere.
Avete dato qualche spunto a Giulia Di Bari per la copertina del vostro album? Che cosa rappresenta e come vi siete confrontati a riguardo?
La copertina del nostro album è nata dalla creatività indipendente di Giulia, un'opera che si fonde armoniosamente con la nostra musica. La sua illustrazione, realizzata con una tecnica spontanea e libera, è un'esplorazione visiva potente dell'immaginazione, dove linee e colori si intrecciano in forme suggestive e surreali, invitando lo spettatore a liberare la propria creatività.
Vi capita mai di discutere tra di voi sui pezzi, sulle influenze musicali e sul sound da raggiungere, o tutto avviene abbastanza naturale?
Il nostro processo creativo inizia con la stesura individuale delle partiture, fase in cui le idee vengono elaborate per definire al meglio ogni elemento dei brani. Questi vengono poi presentati durante le prove di gruppo, dove subiscono modifiche grazie ai contributi di tutti i membri della band.
Vivete una sorta di ansia o competizione con le altre band indipendenti? Che aria si respira a Milano in tal senso?
La scena musicale di Milano è molto vivace e c'è una grande voglia di collaborare. Non sentiamo alcuna forma di competizione, anzi, crediamo che la collaborazione sia fondamentale per far crescere la musica e la cultura in generale. Siamo aperti a nuove esperienze e a collaborazioni con altri artisti. Tutti coloro che hanno collaborato con noi, in modo più o meno intenso, condividono un tratto comune: la capacità di portare positività e benessere.
Da cosa possiamo rintracciare la vostra formazione jazz?
La nostra formazione jazz è rintracciabile in diversi elementi presenti nei nostri brani. In particolare, ci concentriamo sull'utilizzo di armonie e ritmi ricercati e creando momenti di interplay attraverso parti solistiche di voce, clarinetto e batteria. Le introduzioni ai brani possono essere libere, ma con dei paletti ben precisi, caratterizzate dall'esplorazione di parametri musicali come ritmo, timbro, armonia e melodia.
