folkfestFolkers di tutto il mondo unitevi! Sembra questo il messaggio che ha accomunato i ragazzi che hanno popolato il circolo Arci Ohibò di Milano lo scorso sabato 18 febbraio in occasione del FOLK FEST. Il programma della serata era molto ghiotto: sei artisti ad alternarsi su due palchi (con due situazioni ed atmosfere molto diverse l'uno dall'altro), ottima musica, ottima compagnia, sorrisi e divertimento, un locale molto accogliente.

Intorno alle 21 è il contrabbasso di Emanuele Ammendola (accompagnato dalla chitarra di Emiliano Candida) a rompere il ghiaccio: una manciata di brani che parlano di folk napoletano arrangiati in chiave intima e rilassante. Il pubblico apprezza la bellezza di brani come "Saje" o "Vecchie buscie" che parlano di argomenti sempre attuali. La parte finale del set è dedicata a Napoli con un omaggio a Pino Daniele con una bella rivisitazione di "Donna Cuncè" e poi il brano della tradizione classica napoletana "Passione": il fondersi di contrabbasso e voce provocano lampi musicali di una bellezza cristallina.

Sul main stage salgono poi i Persian Pelican con i quali il folk viene contaminato da rock e psichedelia. Eseguono brani tratti dal loro ultimo disco “Sleeping Beauty” che si caratterizza per atmosfere più luminose ed elettriche; il mood è avvolgente ed i brani rapiscono il pubblico che applaude entusiasta. La band alterna brani più ritmati a pezzi più dilatati e sognanti. Molto interessanti i riff di chitarra e le scie elettriche che si fondevano alla perfezione con i ritmi accentuati dall'apporto energico della polistrumentista Paola Mirabella.

La voce e la chitarra di Milo Scaglioni segnano l'inizio del terzo live della serata: si tratta di una performance acustica con cantato in inglese ed atmosfere molto intime con una vena nostalgicamente psichedelìca. I brani hanno il profumo delle distese di girasoli a perdita d'occhio in una giornata pacatamente soleggiata. La gente si accomoda ed ascolta, applaude, porta il tempo con le mani e dimostra il suo interesse per un folk che sa raccontare un mondo interiore in continua scoperta.

L'alternarsi dei live fa voltare lo sguardo verso La Municipal: un'armata rock con un sound gagliardo dotato di riff ipnotici che entrano in testa e di melodie che fanno ballare il pubblico. Molto suggestiva è l'amalgama tra la voce maschile di Carmine Tundo e quella femminile di Isabella Tundo (fratello e sorella) che fa da avamposto al groove delicatamente sfrenato di una band ricca di spunti interessanti. “Le nostre Guerre Perdute” è il loro disco uscito lo scorso anno che fornisce un apporto creativo energico ed una sferzata folk rock potente alla serata. Anche nei brani più intimi c'è un elemento distintivo che rappresenta una sorte di marchio di fabbrica netto per questa band che ha nel live la sua dimensione ideale.

Il pubblico poi si sposta sul palco più intimo per assistere alla performance di Claudio Domestico (in arte GNUT) che, in compagnia del violoncello di Mattia Boschi tracciano traiettorie sonore ed emozionali che toccano vette altissime. La sinergia della potenza comunicativa sprigionata dalle corde del violoncello si intrecciano magicamente con le note della chitarra di GNUT e con le storie che il folksinger napoletano racconta con una passione viscerale. La magia del set del duo GNUT-Boschi rapisce il pubblico che ascolta estasiato da tanta bellezza.

Il finale del Folk Fest è affidato a Francesco Di Bella che, in versione full band, regala più di un'ora di grande musica. Il viaggio musicale proposto dal cantautore napoletano è complesso e spazia dal nuovo disco "Nuova Gianturco" (con i brani "Progetto", "Aziz" e la bellissima "Tre nummariell") a canzoni del periodo 24 Grana (con brani come "Canto pe' nun suffrì", "Lu cardillo", "Vesto sempre uguale", "Accireme", "Carcere" e "Stai mai ccà" solo per citare i più famosi). Il pubblico partecipa cantando a squarciagola e ballando sulle melodie dei cinque musicisti sul palco che propongono arrangiamenti diversi dalle versioni originali dei brani, dei vestiti sonori più eleganti, meno aggressivi e più folkeggianti. L'alchimia sul palco è palpabile: i continui cenni tra Francesco ed Alfonso "Fofò" Bruno ed il trasporto sull'onda sonora di Alessandro Innaro al basso, Cristiano "Defa" De Fabritiis alla batteria ed Andrea "Fish" Pesce alle tastiere hanno chiuso alla grande una vera e propria festa del folk (con le sue mille sfaccettature) che ha poi ceduto il passo ad un appassionato dj-set con I Distratti che hanno fatto ballare il pubblico fino a notte fonda.