Mercoledì 16 settembre 2020 - Alle 21:30 di un qualsiasi mercoledì di fine estate, dentro a un teatro che riporta echi di antichi splendori, un alieno è sceso sulla Terra. Lucio Corsi è miliardi di cose: è l’uomo che cadde sulla Terra, cantato da David Bowie negli anni ‘70, è l’apoteosi del glam rock a 40 anni di distanza dal glam rock, è Mick Ronson in salsa cantautoriale. E’ la lepre sulla luna, quella che “è arrivata prima di noi, prima dei russi, senza tutti questi calcoli, senza discorsi”. E’ un artista che ha imparato tante lezioni nell’arco della sua giovane vita: ha imparato la poetica immaginifica di Angelo Branduardi, l’attenzione al racconto di Paolo Conte, l’ironia tenera di Lucio Dalla. Le ha unite alla sua immagine, al suo modo di essere poeta, sospeso fra la campagna maremmana in cui ha le radici e Milano, quella grande città in cui “Sentirsi soli, è più dura che nella mia terra. Ci sono troppe pareti, troppi muri, dove sbattere la testa”.

Accompagnato dalla sua fedele banda, Filippo Scandroglio alla chitarra, Giulio Grillo alle tastiere, Michelangelo Scandroglio al basso, Iacopo Nieri al piano e Marco Ronconi alla batteria, , e davanti all’ennesimo sold out di questo tour, Lucio canta di sé e della sua vita, racconta se stesso partendo dal’ultimo album, l’osannato “Cosa faremo da grandi” prodotto per Sugar Music da Francesco Bianconi. Dell’album Lucio propone praticamente tutti i pezzi, dall’iconica title track a “Freccia Bianca” passando per l’amara filastrocca di “Amico vola via” (“i dottori dissero – Appesantirlo è l’unica cosa da fare – L’ingegnere si inventò un’armatura da sei quintali. Ma a nessuno venne in mente di costruirgli le ali”), per la straniante poesia di “Trieste” e per quel piccolo gioiello pop che è “Bigbuca”.

Ripropone anche, ovviamente, brani dei primi album, dal “Bestiario Musicale”, inno d’amore agli animali di Maremma, a “Altalena Boy” il brano del suo debutto.
In mezzo alcune cover, affrontate con rispoetto e con la voglia di stupire. Fra tutte Randy Newman italianizzato da Riccardo Cocciante per la colonna sonora di Toy Story 4 con “Ha un amico in me”, l’amara dolcezza del canto popolare “Maremma Amara”, l’incredibile bellezza di Lucio Dalla e “Non andar più via” fino a “Buffalo Bill” omaggio a De Gregori e ai butteri che leggenda vuole sconfissero Buffalo Bill al suo stesso gioco.
Lucio è anche un bambino affascinato dall’affetto del suo pubblico, che lo accoglie e lo cerca per tributargli immenso affetto e al quale lui risponde con la sua timida grazia e graffiante ironia.
Lucio sta diventando grande, ed è bello essere qui per vederlo accadere.

Stefania Pucci

 

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