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Gli Anatemah sono un trio che sta ridefinendo i confini della musica contemporanea italiana. Nati dall'incontro di tre personalità distinte – GianRanieri (elettronica), Michele (tromba) e Alessandro (basso) – la loro proposta sonora è un crocevia affascinante tra jazz d'avanguardia, elettronica tagliente e intuizioni rock. La musica degli Anatemah non si limita a "suonare"; è la creazione di paesaggi sonori complessi dove l'improvvisazione è la vera bussola. In questa intervista, ci addentreremo nel loro processo creativo, svelando le influenze disparate che formano il loro sound unico, dalla dodecafonia di Bach al caos controllato di Aphex Twin. Scopriamo cosa si nasconde dietro questa alchimia sonora.

1. La vostra musica ha un sound particolare e riconoscibile: quali artisti o generi hanno influenzato maggiormente il vostro percorso creativo?

Anatemah: Ognuno di noi arriva da strade diverse e questo, più che una scelta, è la nostra firma.
• GianRanieri porta dentro Weather Report, David Sylvian, Bach, John Zorn e la libertà dell’etichetta Warp.
• Michele arriva da un doppio mondo: classico e jazz, con un amore per l’avanguardia e la dodecafonia.
• Alessandro ha come bussola Miles Davis, Paul Bley, Aphex Twin e Stravinsky.
Metti insieme tutto questo e ottieni un trio che non cerca di imitare nessuno ma convive serenamente con tutte queste presenze.

2. Quando scrivete e componete, vi ispirate a sonorità più elettroniche, rock o sperimentali? Ci raccontate il vostro mix di influenze?

Anatemah: Non decidiamo quasi mai prima dove andare.
L’elettronica è la tela su cui GianRanieri ridisegna tutto, il rock è l’impulso primario, il jazz è la grammatica che abbiamo studiato e poi smontato. A volte iniziamo da un rumore, da un pattern ritmico o da un’idea melodica che Michele rovescia come un origami. Il resto è un piccolo caos guidato.

3. Ci sono album o brani che avete ascoltato da giovani e che hanno segnato il vostro modo di fare musica oggi?

Anatemah: Certamente.
• Per GianRanieri: “Venus”, i Sex Pistols, “Resolution” e Vivaldi.
• Per Alessandro: “Prisencólinensináinciúsol”, “Tea in the Sahara” e “One Phone Call/Street Scenes”.
• Per Michele: una vita nella musica classica e nel jazz.
Ognuno di questi brani ha lasciato una crepa, e noi costruiamo dentro le crepe.

4. Come scegliete gli strumenti e le sonorità che caratterizzano ogni brano?

Anatemah: Gli strumenti li scegliamo in base al brano, ma a volte è il brano che sceglie gli strumenti.
La tromba di Michele può essere cristallina o sgraziata, il basso di Alessandro oscilla tra legno ed elettricità, l’elettronica è nelle mani di GianRanieri. La ricerca è presente ma non dogmatica. L’improvvisazione è il luogo dove ci riconosciamo.

5. Guardando alla scena musicale attuale, ci sono artisti contemporanei che ammirate o che vi ispirano?

Anatemah: Non cerchiamo modelli ma connessioni.
• GianRanieri ascolta Dave Douglas, Alice in Chains, il Nu Jazz e gli Henry Cow.
• Alessandro sente affinità con Bill Frisell, Aphex Twin e Henry Threadgill.
• Michele segue la nuova scena del jazz d’avanguardia.