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In questa intervista esclusiva per Low Music, incontriamo Cappie, alias Mauro, che ci apre le porte del suo mondo creativo in occasione dell'uscita del suo EP Come Sarebbe Se Cambiassimo il Passato. L'EP rappresenta un percorso di introspezione e autoanalisi, frutto di un lavoro minuzioso sulla scrittura e sulla produzione dei brani. Le tracce mescolano sonorità indie e pop con momenti di sperimentazione più intensa, offrendo un racconto personale di cambiamenti, trasferimenti e nuove prospettive.

Mauro ci racconta come il suo processo creativo sia stato trasformato dalla collaborazione con produttori e musicisti fidati, permettendogli di superare limiti autoimposti e di esprimere appieno le emozioni che animano le sue canzoni. L'intervista esplora i temi chiave dell'EP, le esperienze che hanno ispirato i brani e il valore di condividere la musica in contesti live e in studio, rivelando la visione artistica e la dedizione di Cappie al suo lavoro.

1. Dopo il singolo Tornerai del 2023, la tua musica ha iniziato a evolversi attraverso collaborazioni come quelle con Federico Carpita: cosa ti ha spinto a cercare queste connessioni artistiche?
Nei primi pezzi avvertivo una sorta di limite autoimposto: non riuscivo a staccarmi da solo dalle idee iniziali dei pezzi e spesso a pagarne il prezzo era la comunicabilità dei pezzi stessi. Questa presa di consapevolezza mi ha portato a cercare qualcuno che mi aiutasse nel percorso di produzione, e credo che con Federico abbiamo trovato un'ottima sinergia.

2. Forse È Il Destino, in co-produzione con Divi dei Ministri, segna un momento importante nella tua carriera: cosa ti ha insegnato lavorare con un artista che ha già un percorso consolidato?
Lavorare con Divi è stato sicuramente un bel momento: i Ministri sono stati una band che ho ascoltato tanto e avere l'opportunità di vedere il suo approccio al lavoro è stato quantomeno formativo. L'insegnamento più importante che mi ha lasciato è stato quello di vedere le canzoni per quello che sono: canzoni. Spesso chi scrive si trova impantanato nel pensiero che l'ultima canzone che ha scritto sia sempre la più bella e che forse non scriverà più canzoni così belle (spoiler: non è vero). Questo porta a trattare le canzoni con i guanti per paura di "rovinarle", ma così facendo è difficile sbloccare il vero potenziale delle canzoni stesse. Quindi, in poche parole, Divi mi ha insegnato a mettermi in discussione e a mettere in discussione il mio processo.

3. Con i singoli Soli Al Mondo e Rètina anticipi il nuovo EP Come Sarebbe Se Cambiassimo Il Passato: quali emozioni o esperienze personali ti hanno spinto a scriverli?
Soli Al Mondo e Rètina sono tratte da esperienze personali, in un periodo di forte cambiamento dovuto al trasferimento da Bari a Milano. Sono delle pagine un po' più concrete di questo viaggio, rispetto alle altre tre tracce dell'EP che cercano di essere un po' più "sui massimi sistemi".

4. Il tuo progetto è nato nel 2020 e da allora sei passato dall'autoproduzione a collaborazioni con musicisti affermati: cosa ti motiva a continuare a investire tempo ed energie in questo percorso indipendente?
Per me scrivere e fare musica è una necessità espressiva. Che sia da solo in camera a farlo, o in sala prove con la band, o in studio con altri artisti, il punto di partenza è sempre la necessità di comunicare qualcosa. Farlo da indipendente mi lascia spazio per prendermi i miei tempi e fare un lavoro in cui io possa riconoscermi a pieno.

5. Guardando indietro ai primi anni del progetto, c'è un momento o una canzone in cui hai capito davvero che fare musica era ciò che volevi fare per te stesso?
Penso che per questo progetto il momento sia stato quando, suonando per le prime volte "Forse è il destino" live, vedevo la gente che cantava il ritornello con me e ci si ritrovava. È una bella sensazione: ti senti di essere connesso con altre persone che non sanno nulla di te, e tu non sai nulla di loro, ma ti senti unito da poche parole e un sentimento. Mi sento così ogni volta che suoniamo "Forse è il destino" su un palco.

6. Se dovessi raccontare in poche parole cosa ti dà la forza di creare e condividere musica oggi, quale sarebbe quella motivazione profonda che ti spinge a continuare?
Come dicevo prima, ho bisogno di comunicare, e la musica è una delle forme di comunicazione più antiche e universali. Trovare la forza per continuare a pubblicare in un mondo con sempre più rumore di fondo e meno attenzione non è sempre facile. Ma io lo faccio principalmente per me, perché non ne posso fare a meno.