Abbiamo intervistato Simone de LA JACQUERIE, interessante band perugina che ha da poco pubblicato il disco "Il mare". Ci hanno parlato del nuovo lavoro, dei progetti futuri e molto altro..
Buona lettura

1. Chi sono LA JACQUERIE secondo LA JACQUERIE?
1)Un Collettivo di individui che esprimono le proprie peculiari sensibilità attraverso la comunione della Musica.

2. Come mai questo nome per il vostro progetto?
2)Jacquerie è un termine francese che sembra sconfinare nell'eleganza quando si pronuncia.
Ma in realtà sta ad indicare le rivolte contadine nella Francia del 1300.
Sommosse non "pensate".
Messe solamente in atto.
La Fame non aspetta.
Mi sono incontrato per la prima volta con questa parola da poco più che bambino, leggendo "Bologna, Marzo 1977...Fatti Nostri".
Jacquerie era il nome con cui un Collettivo di Strada si "definiva" durante le manifestazioni e gli espropri culturali(cinema, teatri...).
Il nome è subito piaciuto anche agli altri.

3. Come definireste la vostra musica in tre aggettivi?
3)Spontanea.
Agitata.
Indolente.

4. Ascoltando il vostro nuovo ep dal titolo “IL MARE” ci si ritrova coinvolti in un vortice di melodie da cui è difficile uscirne. Innanzitutto: Come è nato questo lavoro? Quali sono le idee che sono alla base delle canzoni che lo compongono?
4)Le canzoni esistono già prima di esistere.
Te le porti dentro, le hai scritte col "sangue" delle esperienze di vita.
Per quello che mi riguarda, io mi siedo ed aspetto che parole e melodie escano dalle dita e dalla gola.
Non sono io a scrivere le canzoni.
Forse la mia ombra.
Che, ringraziando dio(o chi per lui), è priva di razionalità.
Poi c'è la parte degli arrangiamenti, una forma d'arte che non mi appassiona ma che per fortuna appassiona Antonio, il chitarrista. E poi le idee e parole di Cristiano, il bassista, e Michele, Maestro di Tamburi.
Le canzoni sono come dire...
Nostre.
Di tutti.
Non sarebbero esistite senza la mia poltrona e le capacità e sensibilità di ognuno di noi.

5. Ascoltando le cinque canzoni che compongono l’ep, è palpabile il riferimento allo spoken words di G.L. Ferretti e dei Massimo Volume. Come mai questa scelta stilistica?
5)Piu che una scelta è stata una necessità espressiva.
Io, che sono quello col microfono davanti, quindi il cantante, amo infinitamente più le parole che la tecnica del canto.
Ferretti...
Enzo Del Re...
Gaber.
Ma anche la strascicata voce di Bukowski durante i suoi reading...
I miei Maestri di vita, più che di canto.
E poi, come gli altri ormai sanno bene, sono un grande pigro.
Ho questa voce.
E sono (mi dicono) intonato.
Dovrei impegnarmi esageratamente per renderla(cercare di renderla, perlomeno) quella di un vero cantante.

6. Quali sono i vostri progetti futuri?
6)Il futuro spero sia sopra un palco.
Lo auguro a noi e a tutti i musicisti del mondo.
E poi un secondo disco.
Abbiamo 162 canzoni sedute in poltrona.

7. Se doveste consigliare tre band contemporanee, quali scegliereste?
7)Zen Circus (Andrea Appino è un Grande).
Calibro 35.
Giorgio Canali.