Abbiamo intervistato Nazario Graziano del progetto A SMOG MUSEO che ci ha raccontato le nuove canzoni, i progetti futuri, le influenze musicali e molto altro.
Buona lettura

1. Chi è A SMOG MUSEO secondo A SMOG MUSEO ?
A Smog Museo è un viaggio nebbioso tra echi di chitarra, delay, ricordi polverosi, piano tapes, glitch ed elettronica. Un cut-up sonoro tra melodie ambient-electro e memorie radio-televisive.
A Smog Museo è un collage che unisce ed incolla la nostalgia ai freddi suoni della modernità.

2. Da dove proviene il nome di questo progetto musicale?
Quando ho pensato a un nome per il mio progetto, cercavo qualcosa che evocasse il ricordo, la nostalgia, un luogo che raccontasse e contenesse storie. Mi sono venuti in mente i grandi musei di storia naturale, quelli antichi che spesso si vedono nei film americani… ma nel mio caso questo museo non contiene nulla di “concreto” ma sensazioni che come fumo o smog sono volatili e impalpabili. Così è venuto fuori A SMOG MUSEO. Il fatto che sia “linguisticamente” ambiguo (metà italiano / metà inglese) mi piaceva… così come mi hanno sempre affascinato i gruppi che iniziano con “A”… qualcosa :)

3. Come definiresti la tua musica in tre aggettivi?
Romantica, nostalgica, decadente.

4. Ascoltando il nuovo lavoro “Untitled 01” ci si ritrova coinvolti in un vortice di melodie da cui è difficile uscirne. Innanzitutto: come mai questo titolo? Come è nato questo lavoro? Quali sono le idee che sono alla base delle canzoni che lo compongono?
Domanda impegnativa ma bella :)
Partiamo dal titolo… UNTITLED 01 … un “untitled” a metà diciamo, perché sostanzialmente non volevo dare un nome vero e proprio al disco, visto che le canzoni seguono un mood, un concept e volevo fossero le canzoni ad avere la giusta importanza e il disco soltanto un contenitore, un po’ come la copertina di un libro di poesie d’amore. Sul come sia nato il lavoro… diciamo che l’idea di fare un disco è venuta
gradualmente. All’inizio non avevo tale ambizione, ne speranza. Era da unpo’ che suonavo da solo e avevo iniziato a smanettare un po' con synth e diavolerie digitali / elettroniche. Così avevo iniziato a buttare giù qualche idea e qualche giro di chitarra carino. Ho sempre suonato le chitarre, sono un chitarrista e inizialmente nella mia testa girava l’idea di un disco molto dilatato, desertico… con chitarre “aperte” e suoni di elettronica minimale come tappeto. Qualcosa che richiamasse i lavori di Pan American, Labradford, The Dead Texan, Dave Pajo / Papa M, Vincent Gallo … etc…
Poi negli anni, il flusso creativo e la struttura dei brani ha preso tutt’altra direzione, divenendo sempre più carico di elettronica minimale e sempre meno guitar-driven. E così … è venuto fuori Untitled 01 e fine della storia :)
In merito alle idee che compongono le tracce … se dovessi rappresentare l’immaginario che muove ASM e Untitled 01 in particolare userei le seguenti suggestioni: fantascienza anni ‘50, pianeti lontani, macchine difettose, paesaggi innevati, ephemera, computer obsoleti, vecchi documentari, astronauti improbabili e tutto quello che è sempre vivo nei nostri ricordi e tiene viva la nostra nostalgia, quella stessa nostalgia che ci tiene vivi, nonostante il tempo e le tecnologie corrono veloci e diventano parte di noi. Un flusso, un serpente che si morde la coda… come lo “Stay Gold” di Robert Frost”.

5. Non si può non parlare della bellissima e suggestiva copertina dell’album: puoi parlarcene?
Innanzitutto ti ringrazio per i complimenti.
La copertina nasce dal fatto che per pagarmi le bollette nella vita di tutti i giorni faccio l’illustratore professionista (nazariograziano.com) e grafico, quindi ho realizzato da solo l’intero concept e anche ogni copertina e grafica dei vari singoli usciti prima del disco. Credo che il visual e il concept grafico che accompagna un disco sia a mio avviso fondamentale per raccontare ed aiutare ad immaginare quello che poi il disco stesso contiene.

6. Quanto ha influito la tua precedente esperienza nella band Il Rumore del Fiore di Carta con la realizzazione di questo disco?
Beh credo che ci siano molti punti di contatto con le sonorità de IRDFDC. Devo molto a IRDFDC, una fantastica esperienza, un progetto nato tra amici, un po’ per gioco che ci ha portato risultati e riconoscimenti importanti e molti attestati di stima anche internazionali. Mi ha fatto piacere sapere che chi seguiva IRDFDC ha apprezzato molto A Smog Museo, trovandoci punti di contatto e alcuni richiami post-rock ma allo stesso tempo nuovi spunti e nuove partenze. Il mio modo di comporre e di “vedere” la musica sostanzialmente resta lo stesso e penso trovi un continuo nel mood delicato e decadenti e nelle trame melodiche di chitarra. Credo che entrambi i progetti siano molto visionari e “cinematici”.

7. Quali sono i tuoi progetti futuri?
Mi piacerebbe portare dal vivo, attraverso dei set live il progetto A Smog Museo. Vorrei integrare alla musica anche delle proiezioni video, cosa che ho già fatto in parte per i vari singoli pubblicati (vedi canale youtube ASM). Ho avuto già qualche richiesta per dei live-set e sto iniziando a lavorare su come strutturare il tutto. Allo stesso tempo, sto continuando a comporre musica e a buttare giù idee
per un nuovo concept che spero diventi col tempo un nuovo album di A Smog Museo.

8. Se dovessi consigliare qualche band / artisti contemporanei, quali sceglieresti?
Non è mai facile dare consigli “artistici", perché i gusti delle persone sono sempre molto soggettivi. Posso indicarti un po’ di progetti che ho apprezzato e ascoltato negli ultimi tempi. Qualcosa più di nicchia, roba tipo… Nosaj Thing, The Comet is coming, Kelpe e tutte le varie contaminazioni dei circuiti Warp / Ninja Tune. Poi c’è la vecchia scuola… sono un nostalgico, quindi mi rifugio spesso in Portishead, Massive Attack, Boards of Canada, Tortoise… e ho apprezzato un botto i lavori solisti di Thom York e i vari progetti paralleli come Atoms for Peace e l’ultimissimo The Smile.