Abbiamo contattato i Calibro 35 per farci raccontare il loro ultimo ep "Dalla Bovisa a Brooklyn". Ecco quanto ci ha detto Tommaso Colliva...buona lettura!


Chi sono i Calibro 35 secondo i Calibro 35? Come definireste voi stessi sia come musicisti singoli, sia come band?
C'e' una definizione che diedi quasi per caso anni fa quando Calibro era poco piu' che un neonato: Italian Jam Band performing Golden Age Soundtracks and Original Compositions... sostanzialmente un gruppo che partendo da un'attitudine live esegue brani propri e del repertorio delle colonne sonore italiane. Diciamo che cerchiamo di rimanere fedeli a quel motto.

Avete da poco pubblicato "Dalla Bovisa a Brooklyn". Quali sono gli ingredienti di questo ep?
'Dalla Bovisa a Brooklyn' contiene tre brani registrati durante il nostro primo tour negli Stati Uniti e tre brani registrati durante la nostra terza visita negli States. Soprattutto i primi tre brani sono stati per noi una sorta di "momento di svolta": andare in studio durante un day off e vedere cosa succedeva era una bella scommessa e riuscire a portare a casa tre pezzi in neppure dieci ore ci fece capire cio' che eravamo in grado di farlo.

 

Come sono nate le canzoni da un punto di vista compositivo? Cosa vi ha ispirato?
Il processo di scrittura e' vario. La maggior parte delle volte si parte da un riff, un'idea o un atmosfera di uno di noi e si sviluppa un mondo attorno. Essere a New York in un contesto non familiare ti condiziona, ti ispira, ti fa agire diversamente da quanto faresti nelle comodita' casalinghe.

Ascoltando "Dalla Bovisa a Brooklyn", l'ascoltatore viene catapultato in un viaggio che lo porta dalla Milano notturna alla mastodontica Brooklyn. Perchè avete scelto proprio questi due punti di riferimento?

Prima di tutto era bello il contrasto. L'esotismo di Brooklyn e l'italianita' della Bovisa. Entrambi sono quartieri che esprimono una grossa personalita' pur rimanendo perfettamente integrati con le citta' di cui fano parte. Poi hanno nomi che iniziano entrambi con la B.BER1647


Nella tracklist dell'ep c'è una rivisitazione di tre classici: “Il padrino”, “Death dies” e “New York by night”. Cosa rappresentano per voi questi tre brani?

Sono brani legati all'America per diversi motivi. Il riferimento dei primi due e' evidente: il brano di Piccioni e' colonna sonora di una commedia nera ambientata a Little Italy con Sordi protagonista, il "Padrino" e' invece in gran parte girato a Brooklyn. Per "Death Dies" invece la storia e' piu' divertente (credo). Quando usci' il nostro secondo disco in America un magazine specializzato in musica nera chiamato Waxpoetics lo recensi' dicendo che suonava come se i Goblin avessero registrato negli studi della STax a Memphis. A quel punto abbiamo pensato che Calibro che registrava uno dei brani piu' funk dei Goblin in uno studio a Brooklyn si avvicinava alla cosa.

Quali sono i vostri impegni futuri?

Ora siamo ancora in televisione come resident del programma di Fabio Volo fino a Febbraio. Poi un po' di pausa e probabilmente qualche data in giro per l"Europa. In Italia staremo fermi con i concerti almeno fino all'autunno. Nel mentre ci si trova in studio e vediamo cosa succede.

Se doveste consigliare tre artisti contemporanei (band, cantanti, scrittori, pittori, attori...) quali sono i primi tre nomi che vi vengono in mente?

I primi tre: Charles Bradley, Paul Thomas Anderson, Os Gemeos

Cosa ne pensate del trattamento riservato oggi alla musica in Italia, dalla possibilità di emergere alle difficoltà nel trovare date per potersi esprimere?

La cultura della musica non colta in Italia non e' granche'; inutile girarci attorno. La reverenza verso la tradizione che ci portiamo sulle spalle, un mercato discografico piccolo piccolo e lo strapotere delle televisioni sono tre degli elementi che penso abbiano contribuito in modo determinante a questa situazione. Nel frattempo pero' ci sono solide, solidissime iniziative indipendenti che funzionano molto bene. Supportiamo chi fa le cose per bene!