Abbiamo intervistato i MIMICA che ci hanno parlato del loro nuovo lavoro discografico dal titolo "Barriera relativa". Ci hanno aperto le porte del loro universo musicale, raccontandoci i loro sogni, i loro progetti e non solo...
Buona lettura.

1. Chi sono i MIMICA secondo i MIMICA?
Sono quattro persone unite dalla stessa passione per la musica. Amici prima che musicisti, che insieme cercano di divertirsi e trasmettere questa energia a chi li ascolta.

2. Come mai questo nome per il vostro progetto?
Nasce un po’ casualmente. Ipotizzando quale nome potesse calzare meglio per una band (ai tempi un power trio) Mimica ci colpì subito per l’immediatezza e la spontaneità del suo significato. Alludeva a qualcosa di espressivo e soggettivo ma senza sfociare nel paranoico. Tre elementi, tre sillabe. Era perfetto!

3. Come definireste la vostra musica in tre aggettivi?
La verità è che ci siamo e ci hanno posto più volte questa domanda, ma non ci siamo mai dati una vera risposta. Forse perché l’obiettivo primario è dare sfogo ai nostri istinti e comunicare ciò che abbiamo dentro, più che cercare di inseguire una corrente artistica ed identificarci in essa. La nostra musica è autentica, spontanea e diretta. Tutto il resto può essere considerato come un conseguente effetto collaterale.

4. Ascoltando il vostro nuovo lavoro “Barriera relativa” ci si ritrova coinvolti in un vortice di melodie da cui è difficile uscirne. Innanzitutto: Come è nato questo lavoro? Quali sono le idee che sono alla base delle canzoni che lo compongono?
Questi cinque brani sono frutto del lavoro collettivo in sala prove. Non abbiamo avuto alcun dettame o stella cometa da inseguire, semplicemente abbiamo improvvisato delle melodie su cui il nostro cantante ha scritto dei testi e alla fine, riascoltando le incisioni, ci siamo accorti che tutte seguivano un unico filo conduttore. Siamo realmente liberi? O siamo circondati da barriere invisibili? Da qui il titolo dell’EP.

5. Delle cinque canzoni che compongono “Barriera relativa”, a quale siete più legati e perché?
Siamo legati a ciascuna e per motivi differenti. Senza Fine è stata il primo esperimento e lavoro a quattro teste. Anche per questo abbiamo voluto che fosse la prima dell’EP. Scegli il numero è una botta di energia. Come Ho Sempre Fatto è quella che rimane in testa a tutti. Incubo è stata una splendida esperienza fatta insieme ad un altro talentuoso artista, Guzman. Indelebile invece è la più strampalata che abbiamo volutamente lasciato come biscottino finale dal gusto agrodolce. Non ti può lasciare impassibile, o la odi, o la ami.

6. Molto interessante l’artwork della copertina che raffigura i vostri volti in collage: ci volete parlare di questa idea?
Tutte le volte che pensiamo di non essere in grado di fare qualcosa, ci stiamo ponendo di fronte una barriera. Relativa, perché quell’ostacolo non esiste se non nella nostra mente. L’idea era quindi quella di rappresentare una persona di fronte alle sue mille sfaccettature. Abbiamo deciso di dare alla stessa maglietta (che rappresenta idealmente un individuo qualunque) volti diversi. Poi li abbiamo scomposti, rimescolati ed uniti in un’unica immagine. Le due linee bianche compongono un triangolo che è il simbolo della Band.

7. Quali sono i vostri progetti futuri?
Abbiamo già in cantiere un album, che speriamo di ultimare entro la fine del 2020 ed altre bozze per futuri lavori in studio. Ma sicuramente l’intento più grande è quello di darci dentro con i live, sperando che si torni presto alla normalità.

8. Se doveste consigliare tre band contemporanee, quali scegliereste?
Muse
David Bowie
Mimica