Abbiamo intervistato Beppe Dettori e Raoul Moretti che hanno da poco pubblicato il disco (IN) CANTO RITUALE, un omaggio all'artista sarda Maria Carta.

Buona lettura.

 

1. Come nasce l’idea di un’unione artistica tra BEPPE DETTORI e RAOUL MORETTI?
BD: Gli incontri accadono nello scorrere della vita. Sono ogni volta un miracolo. Quello con Raoul è stato qui in Sardegna. Lui trasferito a Cagliari da poco ci fu segnalato, a me e altri componenti di un gruppo dal nome “Dolmen”, da un amico comune. Noi cercavamo un arpista per fare dei concerti da lì a una settimana. Subito Una prova e via. Folgorazione, Feeling, intesa, grande professionalità e passione. Accadde nel 2011.
RM: A partire da quel progetto che via via si è ridotto fino al duo si è formato il repertorio e soprattutto è nata la ricerca sonora che ha portato all’equilibrio che rappresenta la nostra cifra stilistica odierna.

2. Come mai avete deciso di tributare un omaggio all’artista sarda Maria Carta con il vostro disco “(IN) CANTO RITUALE?
BD: Già si eseguivano brani di Maria Carta nei nostri concerti, sin dall’inizio. Bisogna dire che questo capita spesso, in Sardegna, di eseguire brani del suo repertorio vastissimo di brani tradizionali, riportati in vita dalle sue ricerche tra la fine degli anni ’60 e inizi ’70. Nel progetto s’incantu ‘e sas cordas, che precede (in)canto rituale, cioè lo scorso anno, per la ricorrenza del 25esimo anno della sua scomparsa, registrammo alcuni brani della Carta. In secondo momento, durante i concerti ci capitò di incontrare la Fondazione Maria Carta e, assieme a Undas Edizioni, ci invitarono a registrare e approfondire col nostro sound le opere maggiori dell’artista di Siligo. Il titolo dell’album lo abbiamo estrapolato da un suo libro di poesie dal titolo, CANTO RITUALE, dal quale abbiamo musicato OMBRE, unica traccia in italiano.

3. Da un punto di vista sonoro, questo disco presenta l’utilizzo della chitarra e dell’arpa. Come siete riusciti a far coesistere questi due strumenti? Quali sono state le difficoltà nella stesura degli arrangiamenti dei brani in modo da “vestirli” con un abito adeguato?
BD: In questi 8 anni di concerti e poche prove abbiamo sviluppato molta intesa e inter-play fra noi, lasciando spazio al “pieno sonoro” e a improvvisi svuotamenti dinamici, per non far sentire la mancanza di una pulsione ritmica tradizionale (basso-batteria). L’intesa fra noi è sfociata in alchimia, conoscenza profonda ed enorme rispetto dell’arte altrui, anche quando ospitiamo altri musicisti o cantanti è come offrire ristoro e conforto nella “nostra casa” trasformando e portando il tutto in alta atmosfera sonora e ricca di benessere emotivo. Le oggettive difficoltà, perciò, sono state annullate, direi, in assenza di stress ma ricco di sentimenti buoni e amore per ciò che si fa. In gergo si dice “apri la valvola e vai”.
RM: I brani ed i loro arrangiamenti si sono vestiti alla fine del nostro suono, utilizzando voce, chitarra ed arpa elettrica come puri mezzi espressivi del nostro modo di essere persone ed artisti, e quindi utilizzando anche per esempio tecniche non convenzionali o un equilibrato uso dell’elettronica, fino quasi a confonderne le voci ed i timbri.

4. Nel disco si respira molta spiritualità e molta tradizione sarda. Come definireste il vostro rapporto con lo spirito e con la Sardegna?
BD: Ulteriore fortuna, per me, è stato nascere in Sardegna, al Nord estremo, lontano da ipotetiche città caotiche, Stintino. Neanche 1000 mille anime di incontaminata vita. Quasi come il progetto “dharma” di Lost…scherzo…Ci si può perdere di così tanta bellezza, così decisi di inquinarmi un po’ nella Milano delgli anni ’90, quella da bere. Mi è servito per capire quale grande valore avevo lasciato, oltre agli affetti. Come il mal d’Africa, a noi sardi capita la stessa cosa. Un attaccamento spirituale alla terra, ai suoi profumi e alle pure tradizioni, il cibo, l’aria e il respiro pulito, il sole e il vento e tutti gli elementi a sostenere l’esistenza. E’ amore senza condizioni. Così, nel 2010, mi ristabilisco sull’isola, a Sassari. Tante esperienze live e occasioni di approfondimento dei miei studi sulla vocalità e multifonie hanno facilitato il processo di apprendimento. Studiare e cantare alcuni Mantra ogni volta mi riportavano alle tradizioni vocali sarde. Ancora oggi è un continuo e perpetuo studiare e praticare, cantare, suonare ed emozionarsi ogni volta in differenti modi.
RM: Per me arrivare in Sardegna e conoscere la sua antica cultura, le tradizioni musicali uniche, collaborare con straordinari artisti di ogni genere è stato un processo di arricchimento. L’isola alla fine è diventato luogo di contemplazione e progettazione artistica per poi girare il mondo e riversare ulteriore arricchimento al ritorno.

5. Siete due artisti sopraffini: cosa Beppe Dettori invidia artisticamente a Raoul Moretti e viceversa?
BD: Nessuna invidia ma Ammirazione e alto rispetto per l’amore che Lui sprigiona in quello che fa attraverso il suo strumento. L’anima di Raoul si concretizza nei suoni meravigliosi che produce. Per me stimolo di creatività/speranza, espressione/volontà e colore/amore.
RM: Grazie per i complimenti innanzitutto. Nei confronti di Beppe è stato subito profonda ammirazione, perché la sua voce mi fa risuonare profondamente, smuovendomi profonde emozioni. Il lavoro di fusione con lui alla ricerca del nostro equilibrio sonoro è stato appassionante, abbiamo imparato a conoscerci ed a dirci le cose in maniera sincera. Sul palco ci divertiamo molto, e negli anni è nata una profonda amicizia.

6. C’è la possibilità che questa unione artistica possa portare a future ulteriori collaborazioni oppure è da considerarsi un progetto nato ad hoc per l’omaggio a Maria Carta?
BD: Probabilmente si a future collaborazioni e nuovi progetti. Metteremo più attenzione, però, ai tranelli che i nostri ego ci faranno incontrare…con questo tipo di progetto è severamente vietato pianificare, stile Mainstream, ogni tipo di futuro. Sicuro non è un progetto nato ad hoc, ma più un esigenza artistica di scambio ed elogio alla creatività musicale. Interromperla significherebbe…cadere nell’oscurità.
RM: Prima è stato S’incantu e sas cordas e prima ancora tanti concerti, e reciproche partecipazioni negli album personali, ora Incanto Rituale. E’ un continuo confronto molto naturale, anche in questo periodo di quarantena ci siamo scambiati materiale e sono nati spunti interessantissimi e chissà quale forma potranno prendere.